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Intervento del Sindaco Alessandro Marcolin in occasione dei festeggiamenti per il 150° anniversario dell’Unità d’Italia

“Porgo innanzitutto un Saluto ai concittadini ed alle autorità militari, civili, alle associazioni degli ex-combattenti e reduci ed un saluto particolare all’associazione degli Alpini di Piove, che ha curato anche negli aspetti organizzativi questa celebrazione.
 
Centocinquantanni fa Camillo Cavour, allora nominato il Grande tessitore, nel parlamento del Regno dichiarava   l’Unità d’Italia.
Era una unificazione incompleta, perché mancava al completamento del corpo della nazione il Veneto e la capitale storica: Roma, cosa che avvenne di li a poco, ma Cavour non ebbe la fortuna di vederla, morì due mesi dopo, il 6 giugno, si disse per la fatica, seguendo anche lui lo sforzo eroico di innumerevoli patrioti, che per la causa dell’Unità d’Italia avevano fatto il sacrificio supremo: quello della vita.
L’Unità d’Italia fu un evento europeo di primissima grandezza, gli europei ci guardarono con grande ammirazione, e fu un modello anche per la successiva unificazione della Germania.
Ma non possiamo non ricordare che quella che si univa era un’Italia debole, lacerata e instabile, divisa, nasceva uno stato nuovo, che, paradossalmente era anche un paese antico, quello che Petrarca già nel 1300 chiamava “il bel paese ch’Appennin parte e ‘l mar circonda e l’Alpe ”.
 
Due importanti fattori, infatti, lo univano da secoli: la lingua, e la geografia.
 
Ma il decreto di Cavour non poteva trasformare per incanto un coacervo di contadini piemontesi, lombardi, campani, calabresi, siciliani, in una nazione di Italiani,
Pensate che qui a Piove di Sacco nel 1861 eravamo 6800, di questi soltanto 1200 sapevano leggere e scrivere e la pellagra era endemica. In tutto il territorio nazionale c’erano, in tutto, soltanto 1700 Km di ferrovia, poche le strade, mentre l’età media dei maschi non superava i 33 anni, il reddito era bassissimo.
Fu l’unificazione che determinò un balzo in avanti poderoso, perché creò un mercato nazionale e segnò l’inizio di una nascente industrializzazione.
 L’unificazione fatta da Cavour fu quindi solo amministrativa, la vera unificazione l’unificazione politica, aveva bisogno di potenti fattori di coesione di massa, come lo sviluppo ferroviario, aveva bisogno della scuola elementare obbligatoria e gratuita per tutti, della leva militare.
Aveva bisogno, ancora, di decenni di investimenti, di sforzi, e del sangue di due immense tragedie: le due guerre mondiali.
Ecco perché questo è un compleanno vero per lo Stato, cui è seguito il formarsi della nazione, che certamente è più giovane ed è ancora incompleta. Ma la nazione ormai esiste ed ha radici profonde, la nazione si è consolidata quando i contadini del sud si sono trovati con quelli del nord sulle trincee delle dolomiti, sulle pietre del carso e sulle rive del Piave.
Oggi guardiamo all’Italia, al valore della sua storia unitaria come si guarda ad un bene prezioso perché lo abbiamo conquistato a fatica, e dobbiamo tenercelo stretto e difenderlo.
Ogni Nazione del mondo esiste se è un plebiscito quotidiano, se è un’accettazione di tutti i giorni, perché la nazione non è solo lingua e storia comune, essere nazione vuol dire avere la volontà di stare assieme, condividere memorie spirituali, avere appartenenza politica, per affrontare assieme le sfide che ci mettono continuamente alla prova nel palcoscenico del mondo.
Questa volontà di stare assieme le venti Regioni che compongono l’Italia l’hanno radicata negli anni dentro alla casa comune, esse possono essere unite nelle loro particolarità.
Ed io penso che l’attaccamento alle nostre consuetudini locali, alla nostra comunità, alla nostra piccola patria che è Piove di Sacco può convivere con il legame comune con la grande patria nazionale, l’Italia, che tutti ci comprende.
E noi oggi la festeggiamo la grande patria, come ha voluto con passione sincera il nostro presidente Napolitano, e chi ha il privilegio di avere questa cittadinanza, italiana, può gioire, può gioire per le glorie del nostro passato, per la bellezza della nostra natura e delle nostre opere d’arte che abbiamo esportato in tutto il mondo, per lo stile della nostra vita, che tutto il mondo ci invidia. 
Festeggiando il 150° dell’unificazione non vogliamo negare anche gli aspetti oscuri, i giorni bui della nostra storia: la povertà, le ingiustizie, l’occupazione straniera, le mafie ancora non sconfitte, perché una giornata di gioia non deve farci dimenticare i problemi che abbiamo.
Ma non ho nel mio cuore un solo dubbio che questa nazione saprà affrontarli con la fantasia con la genialità, col coraggio, con la tenacia ed il duro lavoro che sempre saputo dimostrare nei momenti difficili, e che saranno presenti anche nel nostro futuro”
 
Piove di Sacco, 17 marzo 2011