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Guariento e Piove di Sacco: Tracce e immagini

Dal 14 maggio al 31 luglio 2011 sarà possibile visitare la mostra sul Guariento allestita presso la Chiesa di San Nicolò e la Chiesa di Santa Maria dei Penitenti.  

Inaugurazione della mostra: sabato 14 maggio alle ore 11:00 presso la sede Comunale – Sala della Magnifica Comunità.

Le visite guidate sono previste  nei giorni di sabato e domenica dalle ore 16:00 alle ore 19:00
a cura del CTG Vivi Piove e dell’Associazione Amici del Gradenigo.

 

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MOSTRA DEL GUARIENTO – OPERE VISITABILI

Chiesa di SAN NICOLO’
Giuliana Ericani, che ha seguito per la Soprintendenza i recenti lavori di restauro, ha portato un ulteriore contributo. Suggestiva è la sua ipotesi che individua, nella realizzazione dei quattro Apostoli ancora rimasti e nelle figure del Cristo Pantocrator nella mandorla e nella Vergine e San Giovanni che completano la decorazione del catino absidale, un possibile intervento giovanile del pittore trecentesco di formazione giottesca Guariento da Arpo: forse una delle prime opere della carriera dell'artista, insieme con il Polittico dell'Incoronazione (1344) già nel Duomo di Piove ed oggi alla Norton Simon Foundation di Los Angeles. Alla stessa mano, ma ad un periodo successivo (1350/1360) sarebbe da attribuire la Figura di Santo della controfacciata.

Chiesa di S. MARIA DEI PENITENTI (Chiesuola)
“La morte della Vergine” Si tratta di un'opera di scuola giottesca giunta fino ai nostri giorni ed attualmente conservata, entro una cornice lignea dorata ed intagliata con festoni ed angeli, sulla parete sinistra della chiesa attuale.

Da studi e testimonianze si è arrivati a far risalire le fondazioni della chiesa della Madonna dei penitenti in Piove di Sacco , detta Chiesuola, al IX secolo. Si tratta di un piccolo tempio adiacente al Duomo che subì numerosi rimaneggiamenti nel corso dei secoli, tanto che oggi rimane ben poco della struttura originaria. L’affresco che illustra la Dormitio Virginis rimane una delle pochissime testimonianze artistiche tardo medievali. Si tratta di un’ opera che trae spunto da tradizioni cristiane che raccontano il passaggio della Madre di Dio dalla vita terrena a quella ultraterrena. Si dovrà, però, aspettare il XX secolo perché tale devozione, legata al culto mariano (secondo la quale Maria non avrebbe conosciuto la morte ma sarebbe stata assunta direttamente in cielo da Dio Padre, in quanto senza peccato originale) sia istituzionalizzata da un dogma, proclamato da papa Pio XII il 1 novembre 1950 attraverso la costituzione apostolica Munificentissimus Deus (“Pertanto, dopo avere innalzato ancora a Dio supplici istanze, e avere invocato la luce dello Spirito di Verità, a gloria di Dio onnipotente, che ha riversato in Maria vergine la sua speciale benevolenza a onore del suo Figlio, Re immortale dei secoli e vincitore del peccato e della morte, a maggior gloria della sua augusta Madre e a gioia ed esultanza di tutta la chiesa, per l'autorità di nostro Signore Gesù Cristo, dei santi apostoli Pietro e Paolo e Nostra, pronunziamo, dichiariamo e definiamo essere dogma da Dio rivelato che: l'immacolata Madre di Dio sempre vergine Maria, terminato il corso della vita terrena, fu assunta alla gloria celeste in anima e corpo. Perciò, se alcuno, che Dio non voglia, osasse negare o porre in dubbio volontariamente ciò che da Noi è stato definito, sappia che è venuto meno alla fede divina e cattolica.”). I testi più antichi che testimoniano questo dogma sono: Dormizione della Santa Madre di Dio, attribuita a San Giovanni il Teologo (ovvero l'Evangelista) del sec. VI, e Transito della Beata Maria Vergine, attribuito a Giuseppe d'Arimatea, posteriore al primo (A. CATABIANI, Calendario. Le feste, i miti, le leggende e i riti dell'anno, Mondadori, Milano 1991.). Nel’ultimo testo troviamo questo interessante passaggio: “In quel momento Satana istigò gli abitanti di Gerusalemme che presero le armi e si diressero contro gli apostoli per ucciderli e impadronirsi del corpo della Vergine che volevano bruciare. Ma una cecità improvvisa impedì loro di attuare il proposito e finirono per sbattere contro le pareti. Gli apostoli fuggirono con il corpo della Madonna trasportandolo fino alla valle di Giosafat dove lo deposero in un sepolcro: in quell'istante li avvolse una luce dal cielo e, mentre cadevano a terra, il santo corpo fu assunto in cielo dagli angeli.” E’ verosimile che maestro frescante della Chiesuola Si sia ispirato a questi testi della letteratura cristiana antica per trarre ispirazione, tuttavia se osserviamo la scena egli probabilmente ha inteso illustrare il momento precedente al brano citato, quello ciò in cui Cristo compare per accogliere l’anima della madre morente: Maria, infatti, giace inerte circondata dagli apostoli contriti dal dolore, uno di loro tiene in mano un testo, forse recita l’ufficio dei defunti, mentre un secondo, in posizione centrale, attizza il fuoco dell’incensiere. In alto, nella mandorla di luce dorata, tradizionalmente usata nell’arte medievale per rappresentare la gloria divina, Cristo tiene fra le braccia l’anima della madre, dipinta in miniatura secondo le regole di proporzione che identificano una scala di dignità dei personaggi. Il corpo della Vergine non è dunque, secondo le credenze dell’epoca, stato assunto nello stesso momento dell’anima e questo affresco ce lo testimonia, così come i testi di cui si è parlato. La varietà cromatica ed una certa abilità nella resa prospettica fanno di questa rappresentazione una testimonianza affascinante dell’arte medievale trecentesca in Veneto. La composizione è misurata, regna una pacatezza delle pose e delle espressioni dei personaggi che dona solennità all’episodio.